Perché la tortura?... By Margherita Daverio

Perché la tortura?... By Margherita Daverio

Daverio, M. (2023). Perché la tortura? Un'interpretazione filosofica. Giappichelli.
Abstract in italiano:
Se può non stupire che la tortura sia tuttora perpetrata come abuso, sorprende invece constatare che nell’ultimo ventennio si sia riaperto – in particolare in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001 – il dibattito giuridico e politico riguardo ad una sua ipotetica legalizzazione anche nel contesto dello Stato di diritto. A fronte di un orizzonte normativo chiaro, perché il dibattito si riapre? Perché, dunque, la tortura “ritorna in vita”? è possibile considerarne anche solo in ipotesi la legalizzazione? Per rispondere a tali interrogativi si rende necessaria un’analisi della struttura della tortura al di là delle diverse finalità per cui possa essere praticata, e nel suo rapporto con i presupposti essenziali della giuridicità. Tale compito è svolto nel presente volume attraverso alcuni percorsi nel diritto (a livello internazionale, storico-giuridico e del diritto penale) considerati in chiave giusfilosofica, e sviluppando un’analisi fenomenologico-strutturale della tortura, secondo il metodo dell’ontofenomenologia giuridica di Sergio Cotta. Sul piano interpretativo è illustrato il significato della tortura in relazione all’uomo e al diritto in quanto attività umana, mostrando come la tortura sia strutturalmente diretta contro l’esser se stesso della vittima, ovvero contro l’identità vitale e personale della stessa e le sue potenzialità. Contestualmente, la tortura si rivela un attacco contro la coesistenza sociale, poiché contraddice i caratteri fondamentali del diritto, in particolare regolarità, universalità, simmetria e reciprocabilità, che tutelano l’uguaglianza e la parità ontologica. Infine, il volume mostra come il divieto di tortura quale “assoluto giuridico” eserciti una funzione vitale per il diritto e per la sua sopravvivenza.

English Abstract:

While it may come as no surprise that torture is still perpetrated as a form of abuse, it is surprising to note that over the past two decades—particularly in the wake of the events of September 11, 2001—the legal and political debate regarding its hypothetical legalization has been reignited, even within the context of the rule of law. Given a clear legal framework, why has the debate resurfaced? Why, then, is torture “coming back to life”? Is it even possible to consider its legalization, even hypothetically? To answer these questions, it is necessary to analyze the structure of torture beyond the various purposes for which it may be practiced, and in relation to the essential prerequisites of legality. This task is undertaken in the present volume through an examination of various legal perspectives (at the international, historical-legal, and criminal law levels) considered from a legal-philosophical standpoint, and by developing a phenomenological-structural analysis of torture, following Sergio Cotta’s method of legal ontophenomenology. From an interpretive perspective, the book illustrates the meaning of torture in relation to humanity and the law as a human activity, demonstrating how torture is structurally directed against the very being of the victim—that is, against the victim’s vital and personal identity and potential. At the same time, torture is revealed to be an attack on social coexistence, as it contradicts the fundamental characteristics of law—in particular, regularity, universality, symmetry, and reciprocity—which safeguard equality and ontological parity. Finally, the book demonstrates how the prohibition against torture, as a “legal absolute,” performs a vital function for the law and its survival.


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